Diritto Tributario

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 3750 del 14 febbraio 2020, dopo aver precisato che la novella dell’art. 28, comma 4 e comma 5, del D.Lgs. n. 175/2014 non ha effetto retroattivo sicché non si applica alle cancellazioni ante 2014, ha affermato che, per il recupero delle imposte della società estinta, non è sufficiente la notifica al socio dell’atto intestato alla società ma occorre notificare un autonomo provvedimento intestato direttamente al socio e fornito di adeguata motivazione sulla distribuzione di utili anche extracontabili.

In altri termini il differimento quinquennale dell’effetto estintivo della società cancellata esclusivamente per i rapporti tributari e contributivi non è applicabile retroattivamente.

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Con l’Ordinanza n. 2887/2020, la Suprema Corte di Cassazione, aderendo all’orientamento maggioritario, ha statuito che nel giudizio tributario l’attestazione di conformità dell’atto (nella specie il ricorso di parte) deve avere la forma e il contenuto di una dichiarazione, sottoscritta dal difensore, con la quale quest’ultimo attesta la conformità tra l’atto prodotto e quello spedito per la notifica; sicché non ha efficacia equipollente la mera apposizione del timbro.

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In tema di accertamento catastale la Suprema Corte di Cassazione,  con l’ordinanza n. 2842/2020, ha statuito che, qualora la rettifica dell’Ufficio comporti una differente valutazione degli elementi di fatto ovvero il mutamento del classamento di un immobile, la motivazione dell’atto deve essere approfondita e dettagliata e, comunque, una valutazione riferita al singolo immobile. Sicché non può ritenersi sufficiente una motivazione standardizzata, applicata indistintamente, che si limiti a richiamare semplicemente i presupposti normativi in astratto.

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Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 2320/2020 hanno enunciato due interessanti principi di diritto in tema di rimborsi IVA.

Con il primo gli Ermellini hanno affermato che se il contribuente ha prestato la garanzia prevista dall’art. 38 bis del d.P.R. n. 633 è illegittima la sospensione del chiesto rimborso IVA. Con il secondo enunciato i Giudici di Legittimità hanno, altresì, precisato che perde efficacia la sospensione ritualmente disposta a seguito della notifica di un atto impositivo qualora quest’ultimo sia stato annullato in forza di sentenza non definitiva.

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La Suprema Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 474/2020, ha affermato che  l’A.F. è tenuta a rispettare il termine di 60 giorni previsto dall’art. 12, comma 7, dello Stato del Contribuente per l’emissione dell’avviso di accertamento anche in caso di controllo fiscale eseguito a seguito di accesso, sia pur breve, presso la sede della società contribuente.

I Giudici di Legittimità hanno, inoltre, stabilito che l’imminente decadenza della pretesa tributaria non costituisce valida ragione d’urgenza giacché si tratta di circostanza oggettivamente prevedibile in quanto dipendente dall’organizzazione che si è data l’Ufficio che ha emesso l’atto.

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Secondo la Suprema Corte di Cassazione (ordinanza n. 31476/2019) “il giudicato formatosi tra il contribuente e l’agente della riscossione spiega in ogni caso effetti anche nei confronti dell’ente impositore.“.

In altri termini ritiene la Corte che “le pronunce (anche di segno negativo) rese nei giudizi instaurati contro l’agente della riscossione spiegano effetti anche nei confronti dell’ente impositore indipendentemente dalla sua partecipazione al processo, la quale deve essere sollecitata dall’agente a norma dell’art. 39 D.Lgs. n. 112 del 1999 («nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi»), ma non costituisce requisito per l’opponibilità delle statuizioni.“.

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La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 32427/2019, ha affermato la legittimità dell’accertamento bancario condotto sulla base delle movimentazioni del conto corrente di un congiunto prossimo del professionista, ritenendo elevata la probabilità che dette operazioni non giustificate possano essere riferibili allo stesso contribuente sottoposto a verifica.

In tal senso, i Giudici di Legittimità, hanno chiarito che, stante lo stretto rapporto familiare: “è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività”.

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Con sentenza n. 299 depositata il 10 gennaio 2020, la Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, pronunciandosi in tema di notificazione di atti processuali, ha enunciato il seguente principio di diritto: “è da considerare nulla e non inesistente la notifica di un atto giudiziario eseguita dall’operatore di posta privata senza relativo titolo abilitativo nel periodo intercorrente fra l’entrata in vigore della direttiva n. 2008/6/CE e il regime introdotto dalla Legge n. 24/2017.“.

La Corte ha, altresì, affermato che “La sanatoria della nullità della notificazione di atto giudiziario,eseguita dall’operatore di poste private per raggiungimento dello scopo dovuto alla costituzione della controparte, non rileva ai fini della tempestività del ricorso, a fronte della mancanza di certezza legale della data di consegna del ricorso medesimo all’operatore, dovuta all’assenza di poteri certificativi dell’operatore, perché sprovvisto di titolo abilitativo”. 

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La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n.30008/2019, ponendo fine al contrasto Giurisprudenziale insorto tra le Sezioni Semplici,  ha statuito che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha piena discrezionalità circa la scelta del legale cui fasi assistere in sede contenziosa.

Secondo gli Ermellini, permane l’obbligo in capo all’Agenzia di rivolgersi all’Avvocatura dello Stato nei casi aventi notevole rilevanza, anche sotto il profilo economico, ovvero qualora la stessa Agenzia ne abbia stipulato specifica convenzione. Di contro l’Agenzia può rivolgersi ad avvocati del libero foro in tutti gli altri casi ed in quelli in cui l’Avvocatura medesima, sebbene ne abbia l’espressa riserva anche per convenzione, dichiari la propria indisponibilità ad assumerne il patrocinio.

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In materia di garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali la Suprema Corte di Cassazione ha, di recente  (Sez. VI Ord.  n. 26982 pubblicata il 22 Ottobre 2019), riaffermato il principio secondo il quale l’imminente scadenza del termine di decadenza dell’azione accertativa, non rappresenta una ragione di urgenza tutelabile ai fini dell’inosservanza del termine dilatorio di cui all’art. 12, comma 7, della I. n. 212 del 2000. In altri termini la circostanza della scadenza del termine di accertamento non legittima l’A.F. ad emettere l’atto in derogare al termine di 60 giorni riconosciuto, dalla norma ut supra citata, al contribuente per poter compuitamente dedurre in esito alle risultanze del P.V.C..

 

 

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