Sentenze di Cassazione

In tema di notifica del ricorso non andata a buon fine per cause non imputabili al notificante, la Corte Suprema di Cassazione, con Sentenza n. 3394/2020, ha così statuito: “Secondo il chiaro insegnamento delel sezioni unite di questa Corte (Cassazione, sezioni unite, sentenza  In caso di notifica di atti processuali non andata a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso dell’esito negativo, per conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria deve riattivare il processo notificatorio con immediatezza e svolgere con tempestività gli atti necessari al suo completamento, ossia senza superare il limite di tempo pari alla metà dei termini indicati dall’art. 325 c.p.c., salvo circostanze eccezionali di cui sia data prova rigorosa.”.

Con questa pronuncia, destinata ad incidere nella disciplina processuale del rapporto d’imposta, gli Ermellini hanno istituito, in via del tutto arbitraria e sostituendosi al Legislatore, un termine decadenziale assolutamente inesistente nel nostro codice di rito.

Link Sentenza

Secondo i Giudici di Legittimità  (Sentenza n. 5523/2020) non è passibile di sequestro il conto corrente intestato ad un familiare (nella specie la madre) dell’indagato qualora sia dimostrato che le somme ivi depositate derivano da disponibilità estranee ai fatti oggetto di reato.

Con la stessa pronuncia gli Ermellini, “al fine di circoscrivere il tema del giudizio” e conformandosi all’orientamento dominante, hanno preliminarmente precisato che “in tema di sequestro preventivo funzionale alla confisca per sproporzione, eseguito su conto corrente cointestato all’indagato e a soggetto estraneo al reato, la misura cautelare si estende all’intero importo in giacenza, senza che a tal fine rilevino presunzioni o vincoli posti dal codice civile (art. 1289 e 1834), regolativi dei rapporti interni tra creditori e debitori solidali  ma è fatta salva la facoltà per il terzo di dimostrare l’esclusiva titolarità di tali somme e la conseguente illegittimità del vincolo”.

Link Sentenza

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 3750 del 14 febbraio 2020, dopo aver precisato che la novella dell’art. 28, comma 4 e comma 5, del D.Lgs. n. 175/2014 non ha effetto retroattivo sicché non si applica alle cancellazioni ante 2014, ha affermato che, per il recupero delle imposte della società estinta, non è sufficiente la notifica al socio dell’atto intestato alla società ma occorre notificare un autonomo provvedimento intestato direttamente al socio e fornito di adeguata motivazione sulla distribuzione di utili anche extracontabili.

In altri termini il differimento quinquennale dell’effetto estintivo della società cancellata esclusivamente per i rapporti tributari e contributivi non è applicabile retroattivamente.

Link Ordinanza

In tema di accertamento catastale la Suprema Corte di Cassazione,  con l’ordinanza n. 2842/2020, ha statuito che, qualora la rettifica dell’Ufficio comporti una differente valutazione degli elementi di fatto ovvero il mutamento del classamento di un immobile, la motivazione dell’atto deve essere approfondita e dettagliata e, comunque, una valutazione riferita al singolo immobile. Sicché non può ritenersi sufficiente una motivazione standardizzata, applicata indistintamente, che si limiti a richiamare semplicemente i presupposti normativi in astratto.

Link Ordinanza

Le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, con la pronuncia n. 2320/2020 hanno enunciato due interessanti principi di diritto in tema di rimborsi IVA.

Con il primo gli Ermellini hanno affermato che se il contribuente ha prestato la garanzia prevista dall’art. 38 bis del d.P.R. n. 633 è illegittima la sospensione del chiesto rimborso IVA. Con il secondo enunciato i Giudici di Legittimità hanno, altresì, precisato che perde efficacia la sospensione ritualmente disposta a seguito della notifica di un atto impositivo qualora quest’ultimo sia stato annullato in forza di sentenza non definitiva.

Link della Sentenza.

Secondo la Suprema Corte di Cassazione (ordinanza n. 31476/2019) “il giudicato formatosi tra il contribuente e l’agente della riscossione spiega in ogni caso effetti anche nei confronti dell’ente impositore.“.

In altri termini ritiene la Corte che “le pronunce (anche di segno negativo) rese nei giudizi instaurati contro l’agente della riscossione spiegano effetti anche nei confronti dell’ente impositore indipendentemente dalla sua partecipazione al processo, la quale deve essere sollecitata dall’agente a norma dell’art. 39 D.Lgs. n. 112 del 1999 («nelle liti promosse contro di lui che non riguardano esclusivamente la regolarità o la validità degli atti esecutivi»), ma non costituisce requisito per l’opponibilità delle statuizioni.“.

Link Ordinanza

La Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 32427/2019, ha affermato la legittimità dell’accertamento bancario condotto sulla base delle movimentazioni del conto corrente di un congiunto prossimo del professionista, ritenendo elevata la probabilità che dette operazioni non giustificate possano essere riferibili allo stesso contribuente sottoposto a verifica.

In tal senso, i Giudici di Legittimità, hanno chiarito che, stante lo stretto rapporto familiare: “è necessario che il contribuente fornisca la prova analitica della riferibilità di ogni singola movimentazione alle operazioni già evidenziate nelle dichiarazioni ovvero dell’estraneità delle stesse alla sua attività”.

Link della Sentenza

Ai fini della determinazione dell’imposta evasa nel  reato di cui all’art. 5 D.lgs n. 74/2000, è legittimo considerare anche i costi deducibili sulla cui esistenza l’onere probatorio grava in capo all’interessato; costi che comunque devono essere certi e determinati in modo obiettivo e giammai presunti. E’questo il principio che emerge dalla Sentenza n. 230/2020 della Suprema Corte di Cassazione, depositata l’8/01/2020.

Secondo gli Ermellini non è legittimo “nemmeno in sede penale, presumere l’esistenza di costi deducibili in assenza quantomeno di allegazioni fattuali che rendano almeno legittimo il dubbio in ordine alla loro sussistenza…“.

Link alla Sentenza

Con sentenza n. 299 depositata il 10 gennaio 2020, la Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, pronunciandosi in tema di notificazione di atti processuali, ha enunciato il seguente principio di diritto: “è da considerare nulla e non inesistente la notifica di un atto giudiziario eseguita dall’operatore di posta privata senza relativo titolo abilitativo nel periodo intercorrente fra l’entrata in vigore della direttiva n. 2008/6/CE e il regime introdotto dalla Legge n. 24/2017.“.

La Corte ha, altresì, affermato che “La sanatoria della nullità della notificazione di atto giudiziario,eseguita dall’operatore di poste private per raggiungimento dello scopo dovuto alla costituzione della controparte, non rileva ai fini della tempestività del ricorso, a fronte della mancanza di certezza legale della data di consegna del ricorso medesimo all’operatore, dovuta all’assenza di poteri certificativi dell’operatore, perché sprovvisto di titolo abilitativo”. 

Link alla Sentenza

WhatsApp WhatsApp